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Attestati e Giudizi
Lettera personale del (fu) Sindaco di Reggio Calabria Italo Falcomatà Pubblicazione “Nell’Ombra della Sera”
Leggendo le poesie della raccolta “Nell’Ombra della Sera” del giovane Paolo Musolino, mi si rivela l’indole buona e semplice d’un Poeta che canta con elevati sentimenti e mi riporta a tempi in cui si credeva nei valori di solidarietà, di altruismo e di fede.
Purtroppo oggi sono pochi i giovani che si dedicano alla poesia con una tale predisposizione d’animo. Musolino è una consolante eccezione.
In una poesia dedicata al padre dice: “La tua mano mi aiuta/ mi ridona tranquillità”… “M’insegna ad affrontare la vita”.
E rivolgendosi alla madre dice: “Se mi soffermo ad ammirare i tuoi occhi/Vi scorgo una luce radiosa./ E’ la stessa che a me donasti.”
Leggendo queste liriche ritrovo me stesso al tempo della fanciullezza e dei sogni. Dolcezza, semplicità e religiosità sono valori inscindibili che s’accompagnano per tutta la lettura del grazioso volumetto. Una maturità di idee e di sentimenti si leva da tutte le pagine dandoci l’immagine di un poeta che ama la vita, il bello e la natura e crede nel bene fino ad esortare una sua amica sfiduciata e stanca di vivere dicendo: “Sii te stessa,puoi farcela;/ sentiti forte e capace;/ preparati per questo mondo/perché esso fa parte della vita/e non ti è estraneo”
Vi si avverte una spiritualità ed una compostezza lirica che esalta e riconduce al Divino: “Sentilo nel soffio/di cui ti ha colmato/da che respiri e sei;
“Quando non sai/perché il cuore ti avvampa/ è Lui che in te si manifesta”.
Ed ecco una immagine che trovo meravigliosa, ispirata alla natura: “Col mio respiro/in un ritmo/le stelle sparse si muovono in danza”, e ancora:
“Da lì s’affaccia con mistico sorriso/la luna”.
Mi piace concludere dicendo che si tratta di versi scritti col cuore e che arrivano al cuore.
Il mio augurio è che l’autore possa continuare sulla via intrapresa e raggiungere sempre nuovi traguardi, dato il giovanile entusiasmo e la buona volontà che lo sorreggono.
Introduzione del Professor Francesco Idotta Pubblicazione “La presenza nascosta della luce”
Esco dalla mia noce/per giungere a me stesso, scrive Paolo Musolino. Con parole lontane dalla modernità frenetica e disattenta, il poeta si racconta, e confronta il suo universo con la realtà dell’oggi, con occhi ingenui e sentimentali.
Cosa cerco/ nelle ali apocalittiche/di calabrone?,si chiede Musolino. Cosa sono/nello scoglio/adagiatore/d’intuiti inperfetti?
Il poeta si muove tra le acque agitate di un verso “arcaico” e criptico, fatto di domande , figure retoriche, neologismi, frasi spezzate e accostamenti atipici:elargiscono a lastrici sguardi/smarriti riverberi,che poi rivelano un universo simbolico tra versi che giungono già sentiti, familiari, all’orecchio del lettore:Ho voce/ma non sono erudito//Sono il silenzio del mio silenzio. Questa raccolta, eterogenea per contenuto, trova la sua unità nel “verbo” dissonante che la rende spontanea e godibile.
Il filo conduttore che combina i componimenti è individuabile nell’intimo desiderio di raccontarsi del poeta. Nella profonda spiritualità dell’autore nascono i versi prosaici di alcuni componimenti, nei quali l’elemento retorico crea una sovrastruttura immaginativa, sulla quale la parola viene collocata per essere mostrata, volutamente acerba, intatta.
La poesia è una distanza, capace di riportare chi scrive alla sua originaria natura. Musolino apre il suo mondo al lettore: parla col padre, con la madre, con la figlia, col sole e con gli elementi e infine con Dio, incognita millenaria che lascia l’uomo nell’incertezza, condizione sopportabile solo grazie alla fede.
La poesia in Musolino giunge per consacrare idee e gesti quotidiani,giunge per consolare lo stesso poeta: essa rappresenta nuove vie di accesso al mondo, cosparge di se la notte.
Le liriche di questa raccolta evocano immagini di normalità, attraverso le quali si aspira a toccare l’infinito, perché l’abituale diviene eccezionale se lo si guarda con occhi incontaminati. Ecco il fine di quest’opera: gettare uno sguardo convesso che abbracci un orizzonte il più ampio possibile, nel desiderio improbabile di svelare gli enigmatici aspetti del reale, giacchè si resta sempre smarriti davanti all’immensa vastità della “Normalità”,quindi per riprodurla è necessario, secondo Musolino, un verso innovato,come le increspature del mare, che nascondono segreti indicibili.
I versi di questo libro sorgono da una immediata ispirazione(….) Qui parole intrecciate trascinano lontano, su mari nuovi fatti di sogni urlati e Distacchi dell’anima.
La poesia di necessita una lettura lenta, solo così indurrà una riflessione che porterà sulle alture;l’opera di Musolino è un contributo a questo tentativo continuo dell’uomo di oltrepassare l’oblio.
Dall’università “La Sapienza” di Roma
Si tratta di percepire
se della parola
la mia voce
è invano
Questo interrogativo pervade tutta la poesia di Paolo Musolino. In questa seconda raccolta il suo mondo, ricco di sentimenti alti e profondi, vive nel continuo desiderio di raccontare e raccontarsi… Egli dice: Esco dalla mia noce/per giungere a me stesso.
L’ombra che scorge è genuina realtà spirituale, per questo non fa paura poiché il poeta avverte che al di là lo rischiara la presenza nascosta della luce.
E la luce tra la realtà e il sogno si avventura nel labirinto inquietante del conoscere e del conoscersi.
(…)
Espone le sue forti convinzioni muovendo a volte da una concreta occasione personale, elevata a superiore paradigma di vera e propria concezione di vita, utilizzando un linguaggio agevole e misurato, velato da una patina di arcaismo letterario che sposato al fantasticare della mente, dà figure e movenze agli elemnti della natura e del cosmo, in cui si avverte disarmante una moltiformità di aspetti che lo stupisce e lo appaga: Scorgo l’anima mutar colore,/sgretolarsi nubi disordinate/ecolli prendersi per mano/e corsi d’acqua/disperdersi in unico mare.
Vi è nelle opere di Musolino la certezza di una condizione umana in bilico tra la speranza e l’angoscia e il mistero, come vivere e morire in uguale altalena dentro un presente intessuto di modernità disattenta
(…)
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