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L' Oltragio alla vita
Palcoscenico
“…personifico l’insulsa parte
acquisita a forza a memoria…”
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Calpesto a nude caviglie
fragranti gli arazzi
tessuti a perenne arredo
sul palcoscenico della remissività.
il sipario s’apre
ai trafori degli istanti.
Come da copione
recito porzione di cuore:
saetta senza appoggio
nel brulichio esteso
di melanconiche memorie.
Schiaffeggiato da tonanti mormorii
personifico l’insulsa parte
acquisita a forza a memoria.
Trepidante nell’intimo costato la lingua batte;
assapora il palato e freme tacita
nell’imminente finale…
Lo schiamazzo fasullo di applaudenti platee
è conflitto catastrofico sui confini del bene,
sbuccia le orecchie e gli occhi
che intrecciano ciechi gli sguardi.
Mi spengo.
Mi arrendo.
Me ne muoio.
A che serve farsi assistere
da svagate mura?
Eppure nacquero lucidi gli uomini…
-Amara constatazione
constatare la contraddizione!-
Le spoglie contuse dal reale
troncano il cammino
non ardiscono colloqui.
Preferibile tenere in serbo nei tascapani
di mio genuino indumento
immacolate le pietre di pazienza.