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Le riflessioni di Paolo
La poesia come ricerca interiore
Perché, nel confronto con la vita, gli uomini si scontrano con se stessi invece di elevarsi verso il Totalmente Altro?
Se dovessi scegliere un aforisma da imprimere sulla mia fronte, prediligerei quello, che a suo tempo Socrate fece proprio, scalpellato sul tempio di Apollo a Delfi:
Riconosci te stesso.
La vita è il tesoro nascosto nel campo,recita il Vangelo.
Più importante dell’essere vivi quindi è il senso che noi sapremo consegnare alla vita.
Quali sono i mezzi di cui disponiamo, affinchè ci si possa rendere capaci a fronteggiare la vita e noi stessi?
La risposta è contenuta in una sola parola : virtù, essa consente di realizzare in noi il “progetto” Agostiniano
Divieni quello che sei.
L’uomo infatti è dotato di una natura duttile affidata completamente al suo volere. Quel volere libero che smuove l’agire umano recando alla natura e ai suoi influssi tutte quelle azioni che in principio sono allo stato “incolto”, i frutti migliori…
Ha luogo, quindi, l’edificazione dell’uomo interiore ed esteriore.
Successivamente nasce l’intelligenza e la cultura, e grazie anche a quest’ultima l’uomo diviene quello che realmente è.
La poesia può aiutare a purificare la percezione di noi stessi, a divenire spietatamente sinceri verso noi e gli altri, a discernere sempre meglio i casi in cui vi si percepiscono “ impressioni” interiori.
La visione che essa ci propone, potrà apparire, talune volte, anche surrealistica, ma scaturisce sempre da un’interiorità ben delineata e si materializza nel cuore…
Quai sempre sortisce effetti positivi nell’accettazione serena, ad esempio, dei drammi della vita.
Quando scrivo poesie, il più delle volte le immagini si intrecciano alle parole e tutto si fonde armoniosamente in suoni, in effetti particolari…è proprio in quell’istante che l’anima si ritrova.
Così cerco di scoprire il segreto della mia intimità avendo solo la certezza che i sentimenti, la bellezza spirituale e le sensazioni “sono” le espressioni di me stesso e che le corrispondenze tra l’io e la realtà necessitano di scavo interiore, di decifrazione della parola che l’anima stessa mi offre.
Oggi più che mai, c’è bisogno tanto di poesia, per dis-velare e sostenere, ad esempio, valori che via via si vanno perdendo come gli affetti familiari, la trasparenza del creato, l’amore universale, proponendo un codice di principi minacciati da varie forme di relativismo morale.
L’inquietitudine dei tempi moderni, il senso di precarietà accompagnano l’umana esistenza, ma l’anima stringe l’ego di chi realmente sa “ascoltare” e lo innalza alle supreme vette del “sapere”.
Il poeta sa godere di ogni momento, di ogni intimo sussurro, sa coltivare ogni sentimento che sia amore, tranquillità, pace, o male di mondo, abbagli di vite sprecate, stupidità umane, lacerazioni interiori…
La poesia è “sapere interiore”, e questo sapere non è stato, evidentemente, inventato da qualcuno ma bensì colto e scoperto nell’anima e dall’anima stessa.
“Essere Poeta” non significa “avere la testa per aria”, come alcuni superficiali affermano…
Non è leggerezza, ma miracolo impalpabile, limpido, etereo.
La superficialità, semmai sta nel non riuscire a cogliere e percepire sensazioni che ci giungono dall’infinito.